Aspetto Fisico - Temperamento e Carattere - sannicolasaggio

Vai ai contenuti

Menu principale:

Aspetto Fisico - Temperamento e Carattere

Vita del Santo

Il Perrimezzi, che visse per lunghi anni con fra Nicola,a Paola e a Roma, ci tramanda i seguenti lineamenti e caratteri del Saggio, riportati poi dal Bellantonio e da altri: Sotto l’aspetto fisico, era di statura poco inferiore alla media; di corporatura, macilento, perchè estenuato dalle penitenze, ma ossuto quel tanto che lo faceva apparire robusto; ed era abile a condurre a termine qualsiasi fatica. Il capo un tantino minuto, ma di fronte larga; il viso ovale, di colorito tendente all ’olivastro, forse perche’ piuttosto grinzoso e ruvido, per una diffusa pelurie, non proprio barba e non folta. Gli occhi li aveva assai vivaci, vero specchio dell’anima: vi si leggevano pensieri, sentimenti e affetti come in un libro aperto. L ’andatura, sì, era un po’ goffa, ma per i grossi cilizi che portava; tuttavia era agile e piuttosto veloce nel camminare, almeno fuori casa, da appena potergli tener dietro. I capelli erano neri, pochissimi canuti al termine della sua vita.
# Immagini dal libro "San Nicola Saggio di Longobardi" di Mons. Pietro Amato
Fonte notizie dal libro"San Nicola da Longobardi"di P.Ottavio Laino O.M.

Arcivescovo G. Maria Perrimezzi #
Convento di Longobardi

TEMPERAMENTO E CARATTERE
Il Santo Longobardese era più allegro che malinconico, con riserbo e amore al silenzio, di piacevole conversazione, mai noioso, ma acuto e al tempo stesso,semplice e piano nel dire. Di indole amabile e gentile,volenteroso e servizievole con tutti, di cuore generoso,si accattivava l’animo di chiunque l’avvicinasse. Un po’ aspro nel parlare e ardente nell’operare, poi divenne di gradevole dolcezza e posata maturità. Ben presto, imparò la difficile arte della mortificazione, come mezzo insostituibile di ascesi, studiandosi, con l’aiuto della Grazia, di sintonizzare le esigenze del corpo con quelle dello spirito e preoccupandosi di fare vuoto nel suo cuore per dare posto a Dio solo. La sua vita era, preghiera e lavoro, zappa, legna sulle spalle e corona del rosario, nei campi e in chiesa al mattino e al ritorno dal lavoro. Ogni settimana si confessava dai Padri Minimi di San Francesco da Paola del convento di Longobardi; si comunicava nelle feste principali dell’anno; partecipava alla Messa ogni giorno. Spesso, nei brevi intervalli del lavoro nei campi, lo si vedeva appartarsi sotto qualche albero per far scorrere tra le dita la corona e contemplare i gaudi, i dolori e le glorie di Maria.

 
Cerca nel sito
Torna ai contenuti | Torna al menu