Tra Roma e Calabria - sannicolasaggio

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Tra Roma e Calabria

Vita del Santo

Dal maggio 1679 ad ottobre 1682, inviato a Roma,su richiesta del Superiore Generale p. Pietro Curti, fu assegnato alla comunità del convento di San Francesco da Paola ai Monti, come compagno dell’anziano parroco locale p. Angelo da Longobardi, il quale, appunto per l’età avanzata, non poteva venire incontro alle necessità dei numerosi parrocchiani. Fra Nicola con vigilanza e cura,girava l’ampia parrocchia e trovando persone bisognose,correva a chiamare Padri per amministrare i sacramenti e per assistere i moribondi. Dopo la morte del suddetto parroco, fra Nicola, continuò nelle stesse mansioni col nuovo, p. Isidoro Villani, fino al 1684, anzi era anche in grado di impartire lezioni di catechismo, tanto che le mamme della parrocchia di San Francesco da Paola ed anche delle altre, gareggiavano a mandare i propri figli ad apprendere le verità della fede dal Fraticello dei Minimi. A conferma di ciò, riporto la testimonianza del rev.don Giuseppe Mannocchi, che fu alunno di catechismo di San Nicola Saggio. Il Mannocchi, che all’età di 42 anni prese parte come VIII teste al Processo Romano Apostolico, afferma: Osservai inoltre nel Servo di Dio una mirabile mansuetudine, con la quale attirava e conduceva al servizio di Dio molte anime, parlando e trattando con il suo prossimo e specialmente con i fanciulli, con il volto sempre sorridente, con somma piacevolezza e docilità, invogliandoli in tale maniera all’esercizio delle opere di pietà e particolarmente ad apprendere bene la Dottrina Cristiana.Era sempre provvisto oli santini, coroncine benedette e di Agnus Dei, (oggetto di devozione, a forma di un ovale di candida cera, recante sopra una delle facce l’impronta dell’agnello pasquale, simbolo del Cristo), che distribuiva ai fanciulli con tanta buona grazia, che li invogliava ad esser frequenti ad intervenire continuamente alla eletta Dottrina.

      

A S.Francesco di Paola ai Monti,in Roma,il Beato illustra a docenti ellievi i contenuti delle verità divine appresi per illuminazione interiore §


A Loreto,in pellegrinaggio,il Beato,andò buono e tornò santo §

E tutto ciò io non solamente l’ho visto praticare negli altri, ma l’ho sperimentato in me stesso e conservo attualmente una delle elette coroncine, un santino rappresentante la Santissima Annunziata, datimi dal Servo d Dio nell’età di otto o nove anni circa, per animarmi appunto ad intervenire alla Dottrina Cristiana frequentemente. Più avanti vedremo fra Nicola nel suo apostolato, pur essendo oblato, che definisco già, specificatamente minimo. Nel 1683, stando a Roma-Monti si recò pellegrino  
al Santuario di Loreto, per esprimere la sua pietà mariana alla Vergine lauretana e per intercedere in favore della liberazione di Vienna e dell’Europa cristiana dall’assedio dei Turchi. Guidava la Chiesa il Pontefice Innocenzo XI (Odescalchi). Da Loreto, dove andò buono, fra Nicola,nel giudizio di tutti i suoi confratelli, ritornò santo. Si affidava alla direzione spirituale di p. Giovanni Battista da Spezzano Piccolo. Alla morte dell’oblato fra Pietro da Lappano nel 1684, subentrò nel suo ufficio di portinaio. Nell’ottobre 1692, fra Nicola venne rinviato al proto-convento di Paola, col beneplacito del Pontefice lnnocenzo XII (Pignatelli). Tale trasferimento fu stabilito, per prudenza, a protezione della sua virtù e toglierlo da ogni pericolo di vana gloria. Partì col Provinciale neoeletto p. Antonio Costantini; Vi dimorò due anni, occupato, nel primo, come secondo sacrestano e nell’altro, come portinaio e per le pulizie del chiostro. Fu un biennio di particolare purificazione passiva, accettando non solo la volontà di Dio, espressa dai legittimi superiori e persino dal Papa, ma adempiendo con la sua abituale bravura e amore oblativo le mansioni affidategli.

Ebbe a soffrire anche da parte di Confratelli. In merito risulta eloquente quanto testimoniò p. Paolo Stabile: se qualche  volta era deriso, maltrattato con parole oppure riceveva mortificazioni dai Religiosi, egli pazientemente taceva e con ilarità d’animo e bocca ridente sopportava il tutto. Dall’autunno 1694 a quello del 1696, venne inviato a Longobardi per curare l’ampliamento e il restauro di chiesa e convento dei Minimi. Impresa che realizzò con le pure elemosine dei benefattori. Con molto fervore infatti, numerose persone dei paesi circonvicini e specialmente compaesani, di ogni condizione e qualità,concorrevano trasportando pietre, legna sopra le spalle per servizio della fabbrica, che in soli due anni si completò, con meraviglia di molti. Nel 1696 fu incorporato nuovamente alla comunità del convento dei Monti a Roma, per disposizione del Vicario Generale p. Giuseppe M. Mascaroni, su richiesta degli stessi confratelli. Nel 1697 gli fu donato, per volontà testamentaria,dalla conestabilessa Colonna, Donna Luisa de la Cerda,moglie del principe Don Filippo Colonna, il corpo della Vergine e Martire Santa Innocenza, per trasferirlo alla chiesa da lui restaurata ed ampliata in Longobardi. Fra Nicola, autorizzato dal superiore locale, padre Paolo Stabile da Castrovillari, ottenne di trasportarvelo liberamente insieme con vasi e arredi sacri.

Chiesa di S. Francesco di Paola ai Monti Monti

Il 10 settembre 1698,autorizzato inoltre dal Superiore Generale p. Giuseppe Gasch, prese a nolo la felùca, nave veliera piccola e veloce di padròn Giulio Signorelli, marinaio di Belvedere e partì alla volta di Longobardi-Calabria dal porticciuolo di Fiumicino. San Nicola partì da Roma collocando il corpodi Santa Innocenza su un carro, trainato da sei cavalli. Arrivati a Fiumicino avvenne il trasloco dal carro alla barca con destinazione, appunto, Longobardi. La barca era addobbata con fiori, nastri e candele. Fu un viaggio non esente da tempeste e da pericoli. Un corriere aveva avvisato la popolazione longobardese che la barca era ormai vicina. Questa si preparò e quando la videro capirono che era la barca fortunata che portava la Martire Innocenza. Si suonarono le campane a festa e tutti andarono in marina con strumenti musicali di ogni genere. Erano persone che avevano grande fiducia in San Nicola e questi si mise a capo della processione di Santa Innocenza, dalla marina a Longobardi paese. Il popolo pieno di gioia, accompagnò con canti e preghiere la nuova Santa di Longobardi. Erano sudati, stanchi e si riposavano alle fontanelle dell’acqua dove potevano rinfrescarsi.

Corpo di S.Innocenza

Terminato questo delicato momento molto emozionante San Nicola ritornò nuovamente a Roma-Monti. In questi frangenti altri avvenimenti di casa Colonna lo ebbero presente. Il principe Don Lorenzo Colonna, padre di Don Filippo, caduto gravemente infermo, si recò al convento, per chiedere preghiere al pio Oblato. Fra Nicola, come già San Francesco da Paola al re di Francia Luigi Xl, fu molto esplicito nel manifestargli che secondo la volontà di Dio era prossima la sua separazione da questa terra e lo esortò ad attendere al bene della sua anima. Il suddetto Colonna si conformò alla divina volontà e restituì una notevole somma di denaro a chi doveva e chiese pure che fra Nicola gli stesse accanto nell’ora del trapasso e pregasse per la sua anima. Morta Donna Luisa de la Cerda, Don Filippo Colonna passò a seconde nozze con Donna Olimpia Pamphili, persona di grande spirito, di intelligenza non comune e di grande pietà. La Principessa Pamphili ebbe un figlio, il principino Lorenzo e volle che fosse tenuto al fonte battesimale da fra Nicola, come padrino. Per gratitudine a fra Nicola, la Pamphili volle rinnovare, abbellire e rivestire di marmo la cappella di San Francesco. Il Saggio, nel 1698, riprese ai Monti in Roma, l’ufficio di sacrestano insieme con altre incombenze della casa,del giardino e dell’orologio della torre campanaria.  Morì il suo primo direttore spirituale e si affidò successivamente alla guida di altri quattro esemplari religiosi della stessa comunità: i padri Antonio Via da Celico, Francesco Riccardo da Rivello, Paolo Accetta da Longobucco, Alberto Gullo da Cosenza.


Nel 1699, fra Nicola fu addetto nuovamente alla portineria; conservava la cura della cappella del Santo Padre e Fondatore, titolare della chiesa regionale dei Calabresi in Roma; due volte l’anno effettuava la questua della cera per le solenni Quarantore e per la solenne festa del Santo. Negli anni 1700-1709, fu occupato in tutte le suddette incombenze. Agli uffici di comunità aggiunse, come da anni, l’assistenza ai poveri, le visite agli infermi, e spesso, visitava le Sette Chiese di Roma. Frequenti furono le sue esperienze mistiche, come le estasi, specie nel contemplare il Mistero della Santissima Trinità. I processi parlano di altre esperienze del Santo, come quella in cui si vide porgere da Gesù l’anello dei mistici sponsali e la transverberazione da parte di un angelo, con dardo infuocato.
Fonte notizie dal libro"San Nicola da Longobardi"di P.Ottavio Laino O.M.
§ Immagine dal libro"Più in alto delle aquile" di P.A.Bellantonio (illustrazioni a cura del pittore Cosimo Misio)

Angelo con dardo infuocato §


 
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